Porta Sant’Antonio risale al 1374 e fu costruita in sostituzione di una porta più antica che esisteva già nel 1273 lungo il versante settentrionale delle mura urbiche medievali. Storicamente Porta Sant’Antonio è strettamente connessa alle vicende del Cassero di Sant’Antonio. In generale la storia di Porta Sant’Antonio è ascrivibile in origine alle vicende del riassetto urbano avvenuto durante la dominazione pontificia di Gregorio XI.
Perugia, infatti, aveva perso la propria autonomia comunale nel 1370 e Porta Sant’Antonio rientrò nel sistema difensivo promosso dall’abate di Monmaggiore e che aveva il proprio centro nella Fortezza papale di Porta Sole, realizzata su progetto di Matteo Gattapone nel 1373. L’abate di Monmaggiore, appellativo con cui i Perugini chiamavano Gherardo du Puy, abate del monastero benedettino di Marmoutier presso Tours, era stato nominato governatore della città da Gregorio XI, suo parente, e negli anni ricoprì cariche di potere anche a Roma, nel Ducato di Spoleto e in altri feudi. Gherardo Du Puy, a Perugia, fece costruire un corridoio che dalla Cittadella di Porta Sole arrivava al Cassero di Sant’Antonio, scendendo dal colle di Porta Sole e con una grande arcata attraversava Via Muzia (oggi Via Pinturicchio); infine, appoggiandosi su un pilastro del convento di San Tommaso sulla stessa via, il corridoio continuava entro il convento stesso fino a raggiungere le mura esterne del borgo. L’abate di Monmaggiore fu fortemente inviso ai Perugini, tant’è che nel 1375 la rocca di Porta Sole venne presa d’assedio e con successo i cittadini riuscirono a ribellarsi alla dominazione pontificia. Dopo questi eventi il corridoio fu completamente distrutto e con esso parte della Fortezza di Porta Sole.
Il Cassero di Sant’Antonio e la Porta rientravano nel sistema difensivo dell’abate, e, mentre il primo fu demolito, la seconda fu risparmiata e insieme ad alcuni tratti di mura tornò ad essere una porta del borgo. I resti del Cassero di Sant’Antonio nel 1424 furono utilizzati per fornire mattoni necessari all’edificazione della Piazza del Sopramuro e per consegnarne le pietre ai frati di San Domenico, necessarie per alcuni interventi strutturali nella loro chiesa. Infatti, le sostruzioni del Sopramuro sono un’operazione architettonica voluta fortemente dal governo di Braccio Fortebraccio che era riuscito a prendere il potere della città dopo la vittoria nella Battaglia di Sant’Egidio del 12 luglio 1416.
Oggi si vedono le mura in cotto che da Porta Sant’Antonio proseguono lungo Via Enrico Cialdini e che nel Cinquecento furono ricostruite anche sopra i ruderi delle mura del Cassero. L’assetto attuale, infatti, reca tracce evidenti di edificazioni addossate a Porta Sant’Antonio, specialmente nel lato esterno alle mura, testimoni delle complesse trasformazioni architettoniche subite fino ai primi decenni del XX secolo, come si vede nella riproduzione in bianco e nero.
In entrambe le facciate Porta Sant’Antonio presenta una parte inferiore in muratura in opera mista, con conci in travertino ed in pietra arenaria. La parte sommitale, invece, è realizzata interamente in muratura in mattoni.
Le sezioni in travertino, per la natura del materiale e per recenti interventi di pulitura, risultano meno aggredite da agenti biologici e da alterazioni cromatiche dovute all’azione di elementi inquinanti. Le sezioni in pietra arenaria, invece, si presentano in un cattivo stato di conservazione a causa di lacune e scagliature diffuse riscontrabili anche in corrispondenza delle stuccature in malta cementizia e dei paramenti in laterizio.
Prima di qualsiasi altra cosa si stagliano alla vista i fenomeni di alterazione cromatica e la presenza invadente di vegetazione infestante che sembra compromettere anche il bauletto di protezione sommitale.
Intervenire su Porta Sant’Antonio equivale a cercare di restituire alla città il valore di uno degli ingressi più significativi della storia della resistenza perugina alle sempre mal volute dominazioni esterne. Al di là della già citata ribellione all’abate Monmaggiore, è da qui che le truppe piemontesi entrarono nel 1859 sottraendo Perugia al dominio papale.
L’area è di rilevanza storica anche perché nei pressi di questa porta fu scoperta nel 1983 l’importante la tomba etrusca dei Cai Cutu, ad oggi fruibile nella ricostruzione presso il Museo Archeologico Nazionale di Perugia.

• Rimozione meccanica di depositi superficiali incoerenti mediante pennelli e spazzole in fibra naturale.
• Riadesione preventiva di eventuali porzioni di materiale in fase di distacco.
• Pre-consolidamenti localizzati con imbibizione a pennello di silicato di etile.
• Pre-consolidamento con iniezioni di malte fluide desalinizzate per riempimento o fissaggio di porzioni in fase di distacco.
• Interventi di bonifica di cavi, lattonerie e elementi metallici.
• Verifica di tutte le stuccature e sovrammissioni di malta/cemento e rimozione/abbassamento con mezzi meccanici.
• Disinfezione e disinfestazione di vegetazione infestante.
• Pulitura di depositi incoerenti e di aree grigie.
• Consolidamento e integrazioni: micro cuciture di elementi lapidei o di laterizio.
• Stuccatura e microstuccatura; intervento sul bauletto sommitale in malta di calce.
• Protezione superficiale e presentazione estetica.
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