Porta della Conca

Anno 2016

Il Bene PRIMA dei lavori

Storia

Costruita tra il 1327 e 1342 da autore ignoto, la Porta della Conca prende il suo nome dall’omonima zona in cui si affaccia. Nel corso degli anni è stata più volte rimaneggiata e modificata, in particolar modo in concomitanza con la ristrutturazione della rete viaria della zona (lavori di rifacimento della strada di San Galigano, 1847, e del successivo tratto fino alle Fonti di Veggio, 1850) e del vicino mattatoio nel 1842. In origine presentava un arco a sesto acuto e la parte muraria soprastante più alta; oggi questo è stato trasformato a tutto sesto, la parte muraria abbassata e rifinita da un cornicione. Sulla facciata che dà verso l’esterno della città la porta è fiancheggiata da due torri quadrate munite di feritoie, alle quali si poteva accedere internamente grazie a due piccole porte medievali, tutt'ora visibili sul fronte interno.

I due torrioni laterali sono costruiti con pietra calcarea e pietra arenaria così come il corpo centrale. L'arco è impostato su piedritti realizzati in travertino così come la ghiera. Il piedritto sinistro appare interrotto nella metà inferiore dove riprende la trama muraria del torrione. La facciata interna della porta, verso la città, appare simile alla facciata esterna come tipologia di materiali e come schema costruttivo, a parte la ghiera dell'arco realizzata in laterizio e i piedritti dell'arco che non sono visibili tranne che per un tratto, realizzato in travertino, dello stipite destro appena accennato. A destra e a sinistra dell'arco, in corrispondenza dei due torrioni, sulla facciata interna si aprono le due porticine d'ingresso agli avancorpi che sono a sesto acuto realizzate in travertino.

Originariamente questa era una porta urbica; oggi viene utilizzata come porta per il transito degli autoveicoli ma anche dei numerosi pedoni che non hanno altra possibilità per attraversare il varco.

Intervento

Descrizione

In origine era una porta urbica e attualmente viene utilizzata come porta per il transito degli autoveicoli ma anche dei numerosi pedoni che non hanno altra possibilità per attraversare il varco.

Consente l’uscita dal centro storico in direzione della zona della Conca, da cui prende il nome, separando Via Pascoli da San Galigano e in direzione della stazione di Fontivegge.

Sulla facciata che dà verso l'esterno della città la porta è fiancheggiata da due torri quadrate munite di feritoie, alle quali si poteva accedere internamente grazie a due piccole porte medievali, tutt'ora visibili sul fronte interno.

I due torrioni laterali sono costruiti con pietra calcarea e pietra arenaria così come il corpo centrale. L'arco è impostato su piedritti realizzati in travertino così come la ghiera. Il piedritto sinistro appare interrotto nella metà inferiore dove riprende la trama muraria del torrione. La facciata interna della porta, verso la città, appare simile alla facciata esterna come tipologia di materiali e come schema costruttivo, a parte la ghiera dell'arco realizzata in laterizio e i piedritti dell'arco che non sono visibili tranne che per un tratto, realizzato in travertino, dello stipite destro appena accennato. A destra e a sinistra dell'arco, in corrispondenza dei due torrioni, sulla facciata interna si aprono le due porticine d'ingresso agli avancorpi che sono a sesto acuto realizzate in travertino.

Porta bastione della Porta della Conca

Stato di Conservazione

A livello strutturale si presenta in buone condizioni. Nello stipite sinistro interno alla porta si nota un’evidente mancanza di conci in arenaria; nei prospetti esterni laterali invece ci sono lievi lesioni in isolati conci di calcare compatto e arenaria, generati probabilmente da fenomeni di gelività. Internamente la porta presenta un annerimento localizzato prevalentemente nella zona del sottarco, costituita in laterizi, e fino a terra in isolati conci di arenaria adiacenti agli stipiti in travertino dell'arco della porta esterna, anch’essa interessata dalla stessa condizione.

Il paramento sopra l’arco presenta lo stesso annerimento localizzato in delimitati punti, oltre che in corrispondenza di tutta la trabeazione ionica soprastante. La causa di questo stato può essere imputabile sicuramente alla presenza di acido carbonico nell’atmosfera che, unito all’azione della nebbia e dell’acqua piovana diretta e ruscellante, ha favorito la sua disposizione nel materiale.

La parte esterna risulta invece meno colpita presentando questo stato prevalentemente negli stipiti in travertino, specialmente quello destro.

Intervento Previsto

L’intervento previsto per il restauro dell'opera consiste nelle seguenti fasi operative:

  • trattamento preliminare a secco con pennellesse, spatole ed aspiratori atto a rimuovere i depositi superficiali, guano;
  • trattamento protettivo per arenaria;
  • disinfezione mediante biocida in due stesure di cui la seconda 7-10 giorni dalla prima esteso non solo al monumento dei caduti, ma anche all'esteso basamento;
  • disinfestazione mediante applicazioni localizzate di biocida nei punti dove l'attacco biologico è più aggressivo;
  • stuccatura delle lastre sconnesse e microstuccatura in presenza della fessurazione;
  • Operazione di pulitura con impianto di idropulitrice ad acqua calda a bassa pressione;
  • Pulitura chimico fisica mediante impacchi in polpa di cellulosa e successiva estrazione di sali solubili mediante applicazioni di acqua demineralizzata in sospensione con carta assorbente e/o similari nelle zone dove sono presenti le croste detritiche e le patine più estese;
  • Pulizia meccanica con strumenti di precisione;
  • Rimozione stuccatura in cemento E successiva macrostuccatura;
  • Integrazione di parti mancanti;
  • Riadesione di scaglie sul travertino e sui laterizi;
  • Trattamento finale di disinfestazione mediante biocidi a lento rilascio per prevenire la formazione di micro e/o macroflora;
  • Revisione cromatica finale.

Resoconto economico

Erogazioni ricevute: € 0,00

Valore stimato dell'intervento: € 300.000,00

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Come donare

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