Acquedotto medievale

Anno 2016

Intervento

Acquedotto medievale

Localizzazione e descrizione

I resti dell’acquedotto medievale si suddividono in un tratto urbano all’interno del centro storico e in un tratto esterno nella campagna a nord della città.

Il tratto urbano è meglio conservato: comprende le attuali Via dell’Acquedotto, un percorso pedonale che poggia sulle arcate medievali, e Via del Fagiano. Del tratto esterno alla città restano soltanto dei ruderi; che tuttavia in zona San Marco mantengono ancora una valenza monumentale.

Immagine aerea di una parte del Centro Storico di Perugia
Immagine aerea di una parte del Centro Storico di Perugia, tra Piazza IV Novembre e il borgo di Porta Sant’Angelo. Si distingue bene il lungo e sottile “taglio” del tratto urbano dell’acquedotto medievale, oggi usato come originalissimo percorso pedonale.
Ruderi del tratto esterno
Ruderi del tratto esterno

Stato di Conservazione

A livello strutturale e materico si presenta in cattive condizioni. L’acquedotto presenta lesioni e notevoli distacci localizzati soprattutto nelle zone tra le arcate in laterizio e la la muratura ad opera incerta in pietra .Infatti si notano interventi non recenti di inserimento di catene in ferro. Vi sono numerose erbe infestanti che con l’azione degli agenti meteorici hanno dilavato nei giunti delle murature la malta , in alcuni punti anche in profondita’. Si notano infatti disassamenti delle pietre ed a volte distacchi di materiale detritico. Dal punto di vista dei paramenti murari, sono evidenti micro e macro flora che causa ammanchi di materiale soprattutto a livello dei giunti delle malte , notevoli macroaree di croste nero dovute all’inquinamento locale, si notani infiltrazioni di umidita’ nei paramenti di piedritto e interno arcate, dovuto alla penetrazione delle acque meteoriche dal livello del camminamento.

L’Impianto di smaltimento acque meteoriche risulta fatiscente.

Caratteristiche Costruttive

I materiali utilizzati sono blocchi di pietra calcarea ed arenarea , disposti su filari, con mattoni in cotto misti ai filari e sul camminamento mattoni in cotto. Sul camminamento la pavimentazione è di materiale porfido con muretti in mattoni e copertina in travertino.

Intervento Previsto

La situazione di degrado sopra descritta comporta l’esigenza di provvedere al consolidamento e restauro delle strutture delle arcate secondo le modalità sotto riportate:

FASE 1 Interventi di presidio alla caduta dei detriti sulle strade sottostanti

Realizzazione di un opera provvisionale che eviti cadute di inerti sulla strada, tale struttura sarà realizzata con ponteggio ad elementi prefabbricati , protetto da tavolato ligneo. Verrà posta massima cura affinche’ l’area libera sulla sottostante via , sia sufficiente al passaggio di qualunque mezzo di soccorso, almeno nelle arcate con sotto la viabilità carrabile, mentre per quelle arcate sulla gradonata, un passaggio pedonale protetto. Tale struttura provvisionale resterà in opera per tutta la durata dei lavori.

FASE 2 Consolidamento arconi acquedotto

Messa in opera di opportuna puntellatura degli arconi. Successivamente si procederà allo svuotamento delle arcate compreso il rinfianco, fino alla messa in luce della struttura portante muraria. Tale superficie verrà poi spazzolata per eliminare polveri e parti incoerenti, e successivamente si procederà alla sigillatura di lesioni eventualmente presenti . Verrà poi eseguito il consolidamento degli arconi mediante realizzazione di cappa in calcestruzzo armato con rete elettrosaldata collegata alla sottostante struttura muraria mediante griglia di perfori armati con barre ad aderenza migliorata.

Verranno ripristinati i rinfianchi degli arconi mediante getto di calcestruzzo alleggerito. Su tale superficie verrà realizzata una ulteriore caldana in cls armata con rete elettrosaldata che dovrà essere opportunamente ancorata alle murature d’ambito.

FASE 3 Ripristino delle continuità strutturale ed estetica dei paramenti murari esterni e dell’intradosso degli arconi

In questa fase si procederà all’eliminazione di tutte le parti incoerenti e della vegetazione spontanea presente sui paramenti murari anche mediante spazzolatura a mano.

In seguito si procederà al ripristino delle commettiture , sia mediante sarcitura delle lesioni presenti, eseguite utilizzando idonee malte, eventualmente simili a quella preesistente ed eventuale rinzeppatura con scaglie lapidee o di laterizio, sia infine qualora necessario, mediante ricostruzione di porzioni di muratura particolarmente degradata con la tecnica del cuci scuci. In questa fase si provvederà anche a ripulire con acqua a bassa pressione o microsabbiatura, delle zone con macchie nerastre dovute all’inquinamento.

Eventuale protezione superficiale dei materiali.

FASE 4 Rifacimento della pavimentazione e della rete di smaltimento delle acque meteoriche

In questa fase si procederà alla messa in opera della nuova pavimentazione costituita da mattoni o pietra di porfido , il tutto disposto su idoneo massetto di sottofondo.

Al fine di evitare il ristagno di acqua piovana, ed conseguente pergolamento all’interno delle murature, verrà ricostruita totalmente l’intera rete di smaltimento delle acque meteoriche, con idoneo tubo in pvc e pozzetti prefabbricati posti simmetricamente rispetto all’sse del percorso ad un interasse di circa 20 metri. Ogni pozzetto di idonee dimensioni verrà chiuso da coperchio in travertino o ghisa , e convoglierà le acque in discendenti in rame posti sui paramenti murari esterni.

Storia

Notizie storiche

Guarda tu che passi questa fontana dal lieto mormorio, se osservi bene ne puoi vedere le meraviglie. O Sant'Ercolano, o Lorenzo, grazie alla vostra preghiera, ne conservi l'acqua Colui che siede sopra gli astri.”

(Epigrafe della Fontana Maggiore, 1278)

…dappertutto in Italia si parla di questa straordinaria città dove l'acqua sale invece di scendere

U.Ranieri di Sorbello, Perugia della bell'epoca, Volumnia 1969, p.73)

Tra il XII e il XIII secolo Perugia, come molte città italiane ed europee, conobbe un considerevole sviluppo demografico ed edilizio. Una delle questioni poste da questa espansione fu ovviamente l'approvvigionamento idrico, tema tanto più problematico per Perugia, posta sulla cima di ripide colline. Benché la città possedesse sorgenti e pozzi (alcuni dei quali antichissimi, come il Pozzo Etrusco), evidentemente questi non erano più sufficienti se, nel corso del XIII secolo, il Comune decise di costruire un acquedotto per rifornirla.

Il colle di Monte Pacciano, distante circa quattro chilometri e ricco di sorgenti naturali, fu individuato come punto di approvvigionamento. Il problema principale per la realizzazione dell'opera non era tanto la distanza, quanto – ovviamente – riuscire a far muovere l'acqua in salita, superando gli avvallamenti e le ripide pendenze tra quel colle e la città. Per quell'epoca, la costruzione dell'acquedotto fu una grande sfida tecnologica.

Acquedotto di Via Appia

Non era quindi semplicemente una questione di approvvigionamento idrico, ma si trattava di recuperare e migliorare tecniche e conoscenze dell'epoca antica per metterle al servizio della nuova civiltà europea che si stava costituendo in una nuova identità. Nella costruzione dell'acquedotto di Perugia va infatti rintracciato un dinamismo tipico di tutta l'epoca medievale, che mosse le società europee verso la conquista di nuove espressioni artistiche e tecnologiche, come anche sociali e politiche.

L'opera per la pubblica utilità era dunque finalizzata anche alla promozione dell'immagine di potenza e di ricchezza di Perugia. Non a caso, a compimento e celebrazione dell'acquedotto venne posta la Fontana Maggiore, ancor oggi simbolo della città. Acquedotto e Fontana stanno quindi in strettissimo rapporto tra loro: risposta al bisogno concreto di acqua e simbolo dell'identità stessa della comunità civica.

I lavori iniziarono nel 1254, ma furono presto interrotti, forse per la morte o per gli scarsi risultati ottenuti dal maestro incaricato di realizzare l'acquedotto. Non sappiamo fino a che punto costui avesse fatto procedere la costruzione, sta di fatto che non fu semplice trovare un altro ingegnere capace di compiere l'opera. I lavori ripresero vent'anni dopo, nel 1276, sotto la supervisione del maestro Boninsegna da Venezia al quale va associato Fra Bevignate, un monaco benedettino incaricato dal Comune di sovraintendere a tutto il cantiere.

Fontana Maggiore
La Fontana Maggiore

Da quel momento si procedette a ritmo spedito e nel febbraio del 1278 l'acqua zampillò per la prima volta dalla Fontana Maggiore. Lo straordinario acquedotto di Perugia muoveva finalmente l'acqua in salita grazie alla realizzazione di un ardito sistema di vasi comunicati collegati con una lunga tubatura in piombo.

Quasi trecento anni dopo, Giorgio Vasari racconta ancora con ammirazione – un'acqua grossissima - il compimento di quest'opera idraulica, oltre a descrivere la Fontana e ad informare di un intervento del XVI secolo per il ripristino del funzionamento dell'acquedotto.

Egli scrive:

E avendo (…) i Perugini dal monte Pacciano, lontano due miglia dalla città, condotto per canali di piombo un'acqua grossissima, mediante l'ingegno et industria d'un frate de'Silvestrini, fu dato a far a Giovanni Pisano tutti gli ornamenti della fonte, così in bronzo come di marmi, onde egli vi mise mano; fece tre ordini di vasi, due di marmo et uno di bronzo: il primo è posto sopra dodici gradi di scalee a dodici facce, l'altro sopra alcune colonne che posano in sul piano del primo vaso, cioè nel mezzo, et il terzo che è di bronzo, posa sopra tre figure et ha nel mezzo alcuni grifoni pur di bronzo che versano acqua a tutte le bande. E perché a Giovanni parve avere molto bene in quel lavoro operato, vi pose il nome suo. Circa l'anno 1560 essendo gli archi e i condotti di questa fonte, la quale costò centosessantamila ducati d'oro, guasti in gran parte e rovinati, Vincenzo Danti perugino scultore, e con sua non piccola lode, senza rifar gli archi il che sarebbe stato di grandissima spesa, ricondusse molto ingegnosamente l'acqua alla detta fonte nel modo che era prima…

(Giorgio Vasari, Vita di Nicola e Giovanni Pisani, scultori e architetti)

Come anche riportato nella testimonianza di Vasari, l'acquedotto necessitava di frequenti interventi di restauro e durante i sei secoli della sua esistenza in alcuni periodi smise addirittura di funzionare. Tuttavia Perugia lo rimise poi sempre in attività fino alle soglie del XX secolo, quando infine vennero trovate diverse soluzioni per l'approvvigionamento idrico della città. Gli archi del tratto urbano svolsero da allora una diversa funzione: un originalissimo percorso pedonale; forse l'unica strada del mondo sugli archi di un acquedotto.

Purtroppo ciò che resta di questo capolavoro dell’ingegneria medievale è in grave abbandono. Appena fuori Perugia rimangono, in cattivissimo stato di conservazione, alcune arcate e cunicoli. Anche la maggior parte degli archi del tratto urbano sono in grave stato di degrado e necessitano di urgente restauro.

Per questo motivo l’Amministrazione, in attuazione di un indirizzo approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale, ha inserito le arcate del tratto urbano dell’acquedotto medievale tra i beni da restaurare con l’Art Bonus.

Fotografia storica della Conca con uno degli archi del tratto urbano
Fotografia storica della Conca con uno degli archi del tratto urbano
Gli archi di Via Appia
Gli archi di Via Appia
La volta di uno degli archi di Via Appia in pessimo stato di conservazione
La volta di uno degli archi di Via Appia in pessimo stato di conservazione
Archi del tratto esterno quasi completamente ricoperti di vegetazione in zona San Marco
Archi del tratto esterno quasi completamente ricoperti di vegetazione in zona San Marco

Resoconto economico

Erogazioni ricevute: € 3.700,00

Valore stimato dell'intervento: € 500.000,00

Erogazioni spese: € 0,00

Situazione al 16 ottobre 2018

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